Scarpe o doping?

La “preoccupazione” è reale perché se è vero che l’evoluzione c’è stata in più riprese, ora c’è qualcosa di diverso.

anni ’60-’70 (scarpe di mio padre)

primi anni ’80 (scarpe mie)

Le varie evoluzioni del passato erano legate anche ai cambiamenti delle piste:
negli anni ’70 si è passati quasi di botto da scarpette di “cartone” con chiodi fissi “da cantiere” lunghi 2-3 cm a scarpette con chiodi intercambiabili da 6 mm.
Negli anni ’80 un gran ruolo lo ebbero le Nike ammortizzate col loro famoso “cuscino d’aria” nel boom del jogging.
Altro momento storico, nel 2009, con le maxi della Hoka e il succedersi dei carver, dei fat, dei rocker e di spatole sempre più alte…

Ora siamo alle piastre in carbonio (o in materia plastica, più economiche ma meno efficienti).
Secondo gli studi il risparmio energetico muscolare può variare da un minimo dell’1% ad un massimo del 20%. Chiaro che in questo modo tutti i record sono messi in “pericolo”.
Buona parte del fenomeno è legato anche al fatto che negli USA ad esempio le squadre sportive di atletica coincidono di fatto con le aziende di scarpe.

Il dubbio del doping tecnologico entra in gioco quando i nuovi sistemi modificano la dinamica naturale della fisiologia umana, bloccando di fatto il naturale piegamento del piede, delle dita, sostituendo la spinta di una azione rullata naturale con quella artificiosa elastica dell’attrezzo. Insomma quando il gesto tecnico diventa gesto tecnologico, quando un movimento naturale viene sostituito con “altro”.
Sia chiaro, tutto ciò ha bisogno di tendini d’Achille ben funzionanti e di un vero atleta sopra: c’è già, infatti, il boom dei soliti fanatici 40-50enni ex-sedentari o sportivi da divano, che presi da runningbramosia corrono con scarpette da svariate centinaia di euro, che a breve lasceranno segnali evidenti sulle loro schiene e articolazioni.

Però forse nelle scarpe sta avvenendo ancor più di quanto avvenne con i costumi performanti del nuoto, dove al di là del vantaggio idrodinamico, la “tirata” derivava comunque dal movimento  naturale del braccio dell’atleta.

Nel frattempo c’è chi fa dei temponi cronometrici con le CROCS e chi magari corre ancora a piedi nudi o chi toglie le solette alle scarpe “normali” per trovare una maggiore sensibilità del piede.

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